Il microfono di Francesco Borgonovo si spegne mentre lui sta ancora parlando. Non un’interruzione a parole, non un cambio di argomento imposto dalla conduzione: il segnale audio che si azzera a metà frase, durante la puntata di questa sera di In Onda, proprio mentre il giornalista argomenta — con dati, non con slogan — una posizione favorevole alla linea del governo sui migranti. Il dibattito, quello vero, quello dove si può controbattere punto su punto, a quel punto non serve più: basta l’interruttore.
Non è un episodio isolato, ed è proprio questo il problema. Chi segue Luca Telese e Marianna Aprile da qualche puntata riconosce lo schema: la linea del governo è, quasi per definizione editoriale, la posizione sbagliata in partenza — non una tesi da confutare con altre tesi, ma un errore da correggere con il tono, l’interruzione, lo sguardo d’intesa tra conduttori. Chi la difende, anche argomentando con competenza, non viene trattato da interlocutore ma da anomalia da contenere. Il pubblico social, del resto, se n’è accorto da tempo: sotto i post ufficiali del programma non è raro leggere commenti sarcastici sull'”imparzialità” dei due conduttori — un’ironia che circola così spesso da essere ormai un piccolo classico dei commenti sotto ogni puntata.
Il problema non è che un talk show abbia un orientamento: è normale, quasi inevitabile, e la maggior parte del pubblico lo sa riconoscere e filtrare da sé. Il problema è quando l’orientamento smette di essere un punto di vista tra gli altri e diventa un criterio tecnico di gestione del microfono — quando la linea editoriale decide non solo cosa pensare, ma chi ha diritto di finire la frase. A quel punto non è più un talk show con un’opinione. È un monologo travestito da contraddittorio.