“Mancano i lavoratori” è forse la frase più ripetuta degli ultimi anni da aziende, agenzie di trasporto ed enti pubblici italiani. L’ultimo caso arriva da Brescia: 28 autisti di bus in arrivo dalla Tunisia, alloggio a prezzo calmierato, contratto stabile, per tamponare una carenza di conducenti definita ormai “cronica”. Ma i sindacati, sul posto, dicono una cosa diversa da “mancano candidati”: parlano di “misura tampone” che non affronta il problema vero, cioè “i bassi stipendi rispetto al carico di lavoro richiesto”.
E non è un’opinione sindacale isolata: è un fenomeno misurato, a livello europeo, con numeri precisi. Uno studio dell’ETUI, l’istituto di ricerca della Confederazione Europea dei Sindacati, ha analizzato posti vacanti e salari in 22 Paesi Ue: i settori con la peggiore carenza di manodopera pagano, in media, il 9% in meno rispetto a quelli dove assumere è più facile. E tra tutti i 22 Paesi studiati, sapete chi ha il divario salariale più ampio in assoluto tra settori “in carenza” e settori normali? L’Italia: 4,17 euro l’ora di differenza, più di Lussemburgo (4,16), Germania (3,26), Olanda (2,49). Il Paese che grida più forte “non si trovano lavoratori” è, sistematicamente, quello che paga peggio chi quei lavori dovrebbe farli.
Brescia, di questo schema, è un caso da manuale. Un autista neoassunto guadagna tra 1.300 e 1.600 euro netti al mese, fino a 1.900 con l’anzianità massima. In cambio: turni che tengono fuori casa fino a 14 ore, sei giorni su sette, con ore di guida effettiva (5,5-7) molto inferiori al tempo realmente impegnato tra i “buchi” fra una corsa e l’altra. Gli ultimi scioperi (Cub Trasporti, Cobas, Orsa) hanno chiesto 300 euro di aumento e la riduzione dell’orario da 39 a 35 ore a parità di salario. Chi ha la stessa patente può guidare un camion nel trasporto merci privato e guadagnare, secondo autisti intervistati dalla stampa locale, fino al 50% in più. Diversi conducenti si sono dimessi proprio aspettando aumenti mai arrivati.
Non manca chi sappia guidare un autobus: manca chi sia disposto a farlo a quelle condizioni. E il reclutamento dall’estero, per ora, resta comunque marginale — un’analisi Anav su oltre 14mila conducenti in 150 aziende italiane registrava, a fine 2023, il 97% di autisti italiani e solo l’1,2% extra-Ue. La vera notizia, insomma, non è che “mancano gli autisti”: è che un intero sistema — locale ed europeo — continua a chiamare “carenza di manodopera” quello che i suoi stessi dati chiamerebbero, più onestamente, carenza di stipendi.
Foto: Brescia Trasporti Iveco Bus Urbanway, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0