Cosa fare in caso di attacco nucleare della Russia: la guida essenziale

Con la Gran Bretagna che aggiorna il proprio “war book” e le tensioni tra Nato e Russia ai livelli più alti da decenni, cresce anche in Italia l’interesse per una domanda che fino a poco tempo fa sembrava relegata alla Guerra Fredda: cosa fare, concretamente, se scattasse un allarme del genere. La Protezione Civile italiana ha già un piano ufficiale — il “Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari”, firmato dal capo del Dipartimento Fabrizio Curcio — articolato in tre fasi.

Prima (prevenzione): avere in casa un kit d’emergenza (acqua per almeno 72 ore, cibo non deperibile, radio a batterie, torcia, medicinali), stabilire con la famiglia un punto di ritrovo, sapere dove si trova il locale più protetto della propria abitazione — idealmente un seminterrato o una stanza interna, senza finestre, ai piani più bassi.

Durante (i minuti critici): se si è all’aperto al momento di un allarme o di un lampo improvviso, entrare immediatamente nell’edificio più vicino, allontanarsi dalle finestre, sdraiarsi a faccia in giù se non si fa in tempo a ripararsi, per proteggere la pelle esposta dal calore e dai detriti — l’onda d’urto può impiegare anche 30 secondi o più ad arrivare dopo il lampo iniziale. All’interno di un edificio, cercare la posizione più centrale e sotterranea possibile, evitando corridoi e vani con molte aperture.

Dopo (la fase più lunga e delicata): restare al riparo per almeno 24-48 ore, il periodo in cui il fallout radioattivo è più intenso — idealmente aspettando le indicazioni ufficiali delle autorità prima di uscire. Il Dipartimento della Protezione Civile può diffondere istruzioni tramite il sistema IT-Alert, sms, sirene con messaggio codificato. Le misure ufficiali previste includono il riparo al chiuso, la iodoprofilassi (assunzione di pastiglie di ioduro di potassio, solo su indicazione delle autorità, per proteggere la tiroide) e la restrizione temporanea al consumo di cibo e acqua potenzialmente contaminati. Se ci si trovava all’aperto al momento dell’esplosione, è importante togliersi, sigillare in un sacchetto e gettare i vestiti indossati, lavandosi delicatamente per rimuovere eventuale materiale radioattivo residuo.

Un dato che aiuta a mettere in prospettiva: dopo circa due settimane, il livello di radiazione da fallout scende già a circa l’1% di quello iniziale — motivo per cui, con viveri sufficienti, restare al riparo più a lungo del minimo indispensabile aumenta sensibilmente le probabilità di limitare l’esposizione.

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