Nel 2025, secondo i dati ufficiali Eurostat, l’Unione Europea ha ricevuto circa 680.000 prime richieste di asilo, in calo del 27% rispetto all’anno precedente. Cinque Paesi da soli ne hanno assorbite l’83%: Spagna 141.000, Italia 126.600, Francia 116.400, Germania 113.200, Grecia 55.400. Sui quattro Paesi del nord i dati pubblici sono più frammentari: i Paesi Bassi si collocavano nel 2024 al settimo posto Ue con circa 40.000 domande annue stimate (fonte: Il Fatto Quotidiano ed Eurostat); Svezia, Belgio e Danimarca restano strutturalmente sotto quella soglia, con la Danimarca tra i livelli più bassi in assoluto per scelta politica esplicita.
Sul fronte degli irregolari — le persone trovate sul territorio Ue senza titolo di soggiorno valido — il quadro 2025 ribalta parzialmente la narrazione più diffusa. Eurostat ne ha censiti 719.395 in tutta l’Unione (-21,7% sul 2024). La distribuzione: Germania 23,4% (circa 168.000 persone), Francia 22,2% (circa 160.000), Italia 11,5% (circa 83.000), Grecia 8,5% (circa 61.000), Spagna 8,2% (circa 59.000). Non è l’Italia, cioè, il primo Paese per presenze irregolari rilevate, nonostante sia quella più associata nel dibattito pubblico agli sbarchi: davanti ci sono Germania e Francia, che non sono nemmeno il principale approdo delle rotte del Mediterraneo centrale. Eurostat stessa avverte che il dato è amministrativo — dipende dai controlli effettuati, non misura direttamente la popolazione irregolare residente — ma resta l’indicatore comparabile più solido disponibile.
Sul piano dei costi, il dato più solido e aggiornato di cui disponiamo riguarda l’Italia: la spesa per l’accoglienza è oscillata negli ultimi esercizi tra i 3,5 e i 5 miliardi di euro l’anno (fonti: Il Giornale, MilanoFinanza, Eunews), a fronte di un contributo europeo, tramite il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione, di circa 394 milioni — una copertura Ue inferiore al 10% della spesa nazionale. Sul lato del bilancio complessivo, però, il quadro non è a senso unico: uno studio 2025 dell’Università Statale di Milano e dell’Università dell’Insubria (curatori: Carlo Fiorio, Tommaso Frattini, Andrea Riganti), realizzato per il Dossier Statistico Immigrazione 2025 del Centro Studi e Ricerche Idos e ripreso da Avvenire, stima che gli stranieri residenti in Italia costino allo Stato 34,5 miliardi in servizi e prestazioni sociali, ma versino in tasse e contributi 39,1 miliardi — un saldo netto positivo di 4,6 miliardi per le casse pubbliche. Per Germania, Francia, Spagna e gli altri Paesi della lista non abbiamo trovato cifre aggiornate e comparabili nella stessa unità di misura: servirebbe una ricerca dedicata, Paese per Paese, per costruire una tabella comparativa affidabile.
E poi c’è il Vaticano, che vale la pena includere proprio per completezza del quadro, non per polemica: l’Elemosineria Apostolica — l’ufficio caritativo personale del Papa, le cui comunicazioni ufficiali sono state riprese nel tempo da Zenit, dalla rivista San Francesco/ACI Stampa e da Vatican News — gestisce da un decennio tre appartamenti di proprietà vaticana che hanno ospitato, in turni successivi, famiglie di rifugiati siriani — l’ultimo censimento parla di 13 persone — più le 67 persone coinvolte nel corridoio umanitario aperto dopo il volo di ritorno da Lesbo nel 2016, sostenute economicamente dalla Santa Sede ma alloggiate fuori dai confini vaticani. Numeri che si contano a mano, non a migliaia, ma su un territorio di 44 ettari e con un bilancio statale che non è pubblico nella stessa forma di quello degli Stati membri Ue: un confronto diretto sui costi, in questo caso, non è tecnicamente possibile con i dati disponibili.
Il quadro complessivo, letto senza filtri ideologici da nessuna delle due parti: la pressione migratoria in Europa è concentrata su un numero ristretto di Paesi, la percezione pubblica di chi sia il Paese più esposto non sempre coincide con i dati amministrativi, i costi sono reali e significativi ma vanno letti insieme ai contributi fiscali versati da chi lavora regolarmente, e le cifre del Vaticano, qualunque cosa si pensi del suo ruolo simbolico, semplicemente non sono nello stesso ordine di grandezza di quelle di uno Stato nazionale — un dato che i numeri stessi rendono superfluo commentare ulteriormente.
Fonti: Eurostat (dati su richieste d’asilo e presenze irregolari 2025); Dossier Statistico Immigrazione 2025, Centro Studi e Ricerche Idos; studio Fiorio-Frattini-Riganti, Università Statale di Milano e Università dell’Insubria, ripreso da Avvenire; Il Giornale, MilanoFinanza ed Eunews (spesa pubblica italiana per l’accoglienza); Il Fatto Quotidiano e Il Manifesto (dati Paesi Bassi e Svezia); Zenit, rivista San Francesco/ACI Stampa, Vatican News (comunicati Elemosineria Apostolica).