Nel giorno della festa nazionale russa, Dmitrij Medvedev ha pensato bene di celebrare la patria infilando in un tritacarte le fotografie di Friedrich Merz, Ursula von der Leyen e Keir Starmer, condito da un proclama trionfale: nessun nemico può fermare la crescita e la prosperità della Russia. Il video, confezionato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e pubblicato sul suo profilo X, vorrebbe essere minaccioso. Riesce soltanto a essere rivelatore.
Rivelatore, anzitutto, della parabola personale del suo autore. Chi ricorda il Medvedev presidente del tandem con Putin, tra il 2008 e il 2012, ricorda l’uomo che l’Occidente si ostinava a descrivere come il volto moderno e dialogante del Cremlino, quello dell’iPhone regalato da Steve Jobs e delle aperture sulla modernizzazione. Quell’uomo si è reinventato nel più sguaiato dei falchi, e la ragione è fin troppo umana: privo di una base di potere propria, sopravvissuto politicamente solo per grazia ricevuta, deve sovracompensare in zelo ciò che non possiede in peso. Il tritacarte non è un messaggio all’Europa, è una supplica rivolta a Mosca: guardatemi, sono ancora utile.
Ma il video è rivelatore anche di un equivoco più profondo, quello di una classe dirigente russa che osserva le bizzarrie di Trump e ne deduce che l’Occidente intero sia fatto così, una collezione di gradassi che si impressionano con i gesti teatrali. È un errore di lettura che la Russia ha già pagato carissimo. Putin, che conobbe da vicino Berlusconi e frequentò per vent’anni i salotti occidentali, la nostra società la conosce; il sospetto, semmai, è che siano stati proprio i gradassi alla Medvedev di cui si è circondato a garantirgli che Kiev sarebbe caduta in poche settimane, senza prendere minimamente in considerazione un dato elementare: la NATO non è solo l’America. Francia, Germania, Italia e Regno Unito dispongono da sole di industrie belliche, esperienza e profondità strategica sufficienti non soltanto a rifornire l’Ucraina e a combattere per procura, ma a rendere suicida qualsiasi avventura russa contro il territorio dell’Alleanza.
Questa è la realtà dei fatti, e la passeggiata promessa al Cremlino lo dimostra: in pochi mesi i rifornimenti occidentali hanno trasformato l’operazione lampo in un incubo logorante. Putin lo sa. Lo sanno i generali che contano. Chi finge di non saperlo sono proprio i confezionatori di video con il tritacarte, gli stessi che un giorno, a guerra finita, dovranno rispondere al loro padrone del disastro che hanno contribuito a costruire con i loro rapporti compiacenti. E forse è questo il vero significato di quelle fotografie distrutte in scena: non potendo tritare la realtà, ci si accontenta di tritarne le immagini.