Ormai non ci si stupisce più di nulla, ma l’ultima trovata del restauro urbano milanese ha davvero superato ogni fantasia. Il celebre toro della Galleria Vittorio Emanuele II è stato privato dei suoi storici attributi portafortuna durante l’ultimo intervento di manutenzione, guadagnandosi immediatamente l’ironico epiteto di “fluido”.
Thank you for reading this post, don't forget to subscribe!Il povero bovino, vittima da decenni del vicino di casa calpestatore e del tallone rotante di milioni di scaramantici, è stato semplicemente livellato. Di fronte a un buco nel pavimento, la soluzione più pratica è sembrata quella di stendere una bella passata di cemento e tessere neutre, cancellando secoli di virilità araldica in nome della sicurezza stradale. Ma questo precedente rischia di aprire la strada a scenari artistici davvero esilaranti.
Se l’andazzo del “restauro semplificato” dovesse prendere piede anche nelle alte sfere dell’arte sacra e classica, potremmo presto assistere a scene memorabili nei musei di tutto il mondo.
Immaginiamo per un attimo le próximas commissioni di ripristino artistico. Un restauratore un po’ distratto o troppo pigro per ricostruire i dettagli complessi potrebbe tranquillamente lasciarsi sfuggire la mano, regalandoci una splendida e inclusiva Madonna con la barba, giusto perché sfumare il mento con un unico colore richiede meno tempo.
Andando avanti di questo passo, le future generazioni potrebbero ammirare un Gesù Cristo in croce dotato di un generoso decolleté, frutto magari di un errore di prospettiva nell’applicazione dello stucco da parte di qualche ditta appaltatrice amante delle forme morbide.
Per non parlare della Pietà di Michelangelo: se una delle dita del Cristo o una piega della veste della Vergine dovesse scheggiarsi, la soluzione più rapida per evitare contestazioni legali potrebbe essere una bella castratura artistica delle forme, riducendo i capolavori del Rinascimento a geometrie piatte, lisce e rigorosamente asessuate per non scontentare nessuno.
La realtà, per fortuna, è molto meno complottista e decisamente più banale. Non c’è nessuna Commissione Europea per la fluidità di genere dietro il sedere del toro, ma solo la fretta di un piastrellista che doveva finire il turno prima del weekend e ha preferito la via più breve. In attesa che il comune restituisca la dignità anatomica all’animale, possiamo solo goderci questo capolavoro di modernità involontaria, sperando che Michelangelo, ovunque si trovi, non stia guardando.