La Vera Soluzione per il Preserale? Chiudere De Martino e Scotti!

L’idea lanciata da Gerry Scotti a Stefano De Martino di accorciare i rispettivi show ha tutta l’aria di essere una mossa astuta, ma nasconde un’enorme illusione di fondo. Ridurre la durata dei programmi per evitare di tediare il pubblico è un semplice palliativo che non tocca il cuore del problema. Il limite invalicabile di questa proposta sta nel fatto che entrambi i conduttori sembrano convinti che i loro ascolti siano il frutto di una televisione spettacolare e bellissima, quando la realtà è decisamente più impietosa. La vera soluzione è chiuderli entrambi, senza inutili giri di parole.

L’illusione dell’audience: la TV come servizio igienico

La verità è che questi show stanno all’appartamento televisivo come il water sta a un bagno. Si tratta di un elemento necessario quando ti alzi la mattina, prima o dopo colazione, ma nessuno ama profondamente il water; lo si usa semplicemente perché c’è e serve in quel momento. Allo stesso modo, il successo di share in quella fascia oraria non è legato all’eccellenza artistica o all’affetto per il prodotto, ma a una pura abitudine funzionale e distratta.

Questo meccanismo genera un’illusione ottica perfetta per i procacciatori di spot pubblicitari, che continuano a vendere spazi commerciali a peso d’oro basandosi su numeri gonfiati. La realtà che i vertici fingono di non vedere è che la televisione tradizionale è morta da anni. Il pubblico rimasto è solo un simulacro, perché chiunque cerchi qualcosa che interessi realmente si è già spostato in massa su YouTube, Prime Video, Netflix e altre migliaia di piattaforme digitali. È lì, e non davanti al vecchio tubo catodico, che le persone vanno a cercarsi i contenuti di qualità, inclusi i grandi divulgatori.

L’effetto “giornale sulla lavatrice” e la cancellazione totale

Sintonizzarsi su De Martino e Scotti a quell’ora equivale a sfogliare un vecchio giornale dimenticato sopra la lavatrice in bagno. Mentre si è lì impegnati a fare ben altro, gli si concede un’occhiata distratta tanto per passare il tempo, ma se al posto di quel quotidiano ci fosse un fumetto di Topolino o un numero di Playboy sarebbe esattamente lo stesso, se non meglio. La televisione del preserale è diventata un semplice rumore di fondo per riempire momenti di distrazione fisiologica, un accessorio intercambiabile che non lascia traccia.

La vera soluzione è chiuderli entrambi, eliminando definitivamente un intrattenimento passivo che funge da paravento commerciale per sostituirlo con qualcosa che abbia un valore reale.

Arrivati a questo punto, l’unica scelta sensata e rispettosa per gli spettatori è la cancellazione totale dei due programmi, liberando una volta per tutte il palinsesto da dinamiche logore e ripetitive. Al posto di questo sbiadito sottofondo domestico, la televisione dovrebbe osare una bonifica culturale totale, regalando al pubblico mezz’ora quotidiana di grande divulgazione.

Un appuntamento fisso con Alberto Angela, i viaggi nel cosmo di Amedeo Balbi, grande divulgatore astrofisico, o un intervento di Alessandro Barbero focalizzato rigorosamente sulla storia — lasciando fuori la politica per concentrarsi esclusivamente sul racconto del passato, ovvero ciò che sa fare magistralmente — trasformerebbe radicalmente il panorama editoriale. Spegnere definitivamente questi due giochi a premi per accendere la curiosità delle persone restituirebbe finalmente dignità al mezzo televisivo, sostituendo una distratta abitudine da bagno con un autentico momento di arricchimento personale.

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