Mentre il Medio Oriente viene ridisegnato dal fuoco e dalla visione strategica di Washington e Gerusalemme, l’immagine plastica di questo marzo 2026 non è solo il fumo che si alza dai centri di comando dei Pasdaran. È, soprattutto, il silenzio tremante delle cancellerie europee. Paesi come la Spagna, che dalla fine del franchismo e dall’ingresso nell’Alleanza Atlantica hanno delegato la propria sicurezza interamente allo scudo americano, oggi scelgono la via di un disimpegno imbarazzante. È l’Europa dei pusillanimi, quella che ha incassato per oltre quarant’anni i dividendi di una libertà garantita dal sangue e dai dollari altrui, per poi voltarsi dall’altra parte non appena il piano per sradicare definitivamente il cancro khomeinista entra nella sua fase cruciale.
La Latitanza Strategica: Da Madrid alla Paralisi di Bruxelles
La Spagna di Pedro Sánchez si è fatta capofila di questa processione di governi che, pur vivendo sotto l’ombrello protettivo della NATO sin dai primi anni Ottanta, oggi balbettano una neutralità di facciata che sa di tradimento. È un paradosso grottesco: pretendere rotte commerciali sicure e difesa tecnologica fornita dagli USA, per poi rifugiarsi in un “imboscamento” strategico nel momento in cui i Peshmerga curdi avanzano a terra con un coraggio leonino. Mentre le forze curde rischiano tutto per chiudere la partita contro i rimasugli del potere di Khamenei, l’Europa si nasconde dietro una diplomazia di carta che maschera a malapena una profonda vigliaccheria politica.
L’Elogio dell’Irrilevanza: L’Ultimo Delirio di Grillo
In questo scenario di decadenza morale, non mancano le voci di chi, dal proprio isolamento dorato, ha il coraggio di esaltare questa fuga dalle responsabilità storiche. Beppe Grillo, ormai ridotto all’ombra sbiadita del trascinatore di folle che fu, si lancia in improbabili elogi di questo isolazionismo europeo, definendolo quasi una virtù. Vedere un leader politico ormai finito, incapace di leggere la realtà geopolitica e privo di qualsiasi peso internazionale, che cerca di spacciare la codardia per saggezza, è lo specchio di una certa Italia che preferisce chiudere gli occhi e sperare che il temporale passi senza bagnarla. Grillo e i suoi ultimi seguaci esaltano un’Europa che scappa, ignorando che senza l’intervento pianificato da USA e Israele, il regime di Teheran continuerebbe a tenere il mondo sotto il ricatto nucleare.
L’Ora dei Peshmerga e il Crollo del Castello di Carte
Mentre a Madrid e a Roma si discute di pace astratta e neutralità opportunista, la realtà si scrive col sangue tra le montagne del Kurdistan e i sobborghi di Teheran. L’offensiva di terra curda è già realtà, sostenuta da un’intelligence americana che non ha più tempo per la burocrazia dei pusillanimi europei. I Peshmerga, finalmente unificati e determinati a riprendersi il proprio destino, rappresentano l’unica forza di terra capace di dare il colpo di grazia ai Pasdaran allo sbando dopo la morte della Guida Suprema. La storia sta correndo veloce, lasciando indietro chi ha preferito l’imboscamento al dovere, nella vana speranza che nessuno chieda mai il conto di mezzo secolo di protezione mai onorata.