Il festival dell’assurdo: mentre i missili sfiorano Cipro, l’opposizione gioca ancora ai soldatini (altrui)

C’è un limite oltre il quale la critica politica smette di essere dialettica e diventa pura dissociazione dalla realtà. Quel limite è stato ampiamente valicato in queste ore. Mentre il Mediterraneo orientale si trasforma in una polveriera, con i radar che tracciano minacce reali sopra i cieli di Cipro e le basi strategiche in stato di massima allerta, dalle parti del Nazareno e di Campo Marzio continua ad andare in onda lo stesso, stucchevole copione. Giuseppe Conte e i vertici del Partito Democratico sembrano aver deciso che il nemico pubblico numero uno non sia l’instabilità geopolitica che bussa alla nostra porta, ma Guido Crosetto e i suoi piani di investimento per la difesa nazionale.

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È un esercizio di cecità che lascia sbalorditi. Vedere il leader del Movimento 5 Stelle e i portavoce del PD ancora impegnati a fare le pulci al Ministro della Difesa per ogni aereo decollato o per ogni euro destinato agli scudi antimissile, mentre i “forni” e i vettori iniziano a piovere a poche miglia dalle nostre coste, è la rappresentazione plastica di un’opposizione che vive in una bolla atemporale. Continuano a sollevare dubbi, a porre domande che definire capziose è un eufemismo, trattando i sistemi di difesa nazionale come se fossero un capriccio bellicista o un gadget di lusso di cui si può tranquillamente fare a meno per fare cassa.

A coronare questo teatrino dell’assurdo è arrivata l’ennesima polemica sollevata dai banchi della sinistra e dei contiani: l’accusa surreale secondo cui il governo italiano, e la premier Meloni in primis, non fossero stati “avvertiti” dell’attacco imminente. Una pretesa che rasenta il ridicolo e a cui Crosetto ha dovuto rispondere con una ovvietà disarmante, quasi imbarazzato dal dover spiegare i fondamentali della strategia militare a chi siede in Parlamento. Il Ministro ha ricordato una verità che chiunque dotato di buonsenso avrebbe potuto intuire da solo: nessuno, nemmeno gli alleati più stretti come gli Stati Uniti, sapeva con precisione millimetrica che l’attacco sarebbe scattato sabato scorso. La decisione operativa è stata presa nel momento esatto in cui l’obiettivo sensibile, Khamenei, è risultato “a portata”.

È una risposta semplicissima che chiude ogni dibattito tecnico, ma che non ferma la voglia di speculazione politica. Invece di interrogarsi sulla fragilità della stabilità globale, l’opposizione preferisce alimentare sospetti sul coordinamento internazionale, ignorando come funzionino le finestre d’opportunità in un conflitto ad alta intensità. La retorica del pacifismo da salotto si scontra brutalmente con i fatti: la sicurezza non si auto-genera con i comunicati stampa. Quando le minacce si fanno concrete e i sistemi di intercettazione diventano l’unica barriera tra la normalità e il disastro, le polemiche strumentali sugli investimenti militari e sulle notifiche preventive rivelano tutta la loro natura di “fesserie” ideologiche.

Questo accanimento contro Crosetto, proprio nel momento in cui la cronaca di Cipro dovrebbe imporre un silenzio rispettoso o, quanto meno, un sussulto di responsabilità nazionale, è il segno di una deriva preoccupante. Preferiscono inseguire il like facile del populismo antimilitarista piuttosto che ammettere l’ovvio: uno Stato che non investe nella propria capacità di difesa e che non comprende la dinamicità delle crisi moderne è uno Stato che ha già deciso di soccombere. La realtà ha presentato il conto, ma pare che a sinistra non abbiano ancora intenzione di aprire gli occhi per leggerlo, avanti un altro giro di canasta.