Ogni anno, puntuali come la neve a Davos, tornano i milionari col senso di colpa. Si chiamano Patriotic Millionaires, firmano appelli dal titolo “Tax us now”, tassateci adesso, e si fanno fotografare con i cartelli in mano. A New York sono scesi in campo per sostenere il nuovo sindaco Zohran Mamdani, che vuole alzare l’imposta cittadina sui redditi sopra il milione di dollari dal 3,88% al 5,88%. Tra loro c’è Abigail Disney, ereditiera dell’impero di Topolino, che si lamenta di aver ricevuto «un taglio delle tasse dopo l’altro».
Commovente. Peccato che nessuno impedisca loro di pagare di più. Il Tesoro americano ha perfino un ufficio apposta, che accetta donazioni volontarie per ridurre il debito pubblico: chi vuole contribuire può farlo domani mattina, con un bonifico. Ma la generosità di questi signori vale solo quando a pagare devono essere tutti, e a decidere sono loro.
Poi c’è la realtà, e la realtà è la California. Per il 2026 è stata proposta la Billionaire Tax Act: un prelievo una tantum del 5% sul patrimonio di chi possiede almeno un miliardo di dollari ed era residente nello Stato al 1° gennaio 2026. Gettito previsto: 100 miliardi.
Il risultato? I miliardari hanno fatto le valigie prima della scadenza. Larry Page e Sergey Brin, i fondatori di Google, si sono trasferiti a Miami. Peter Thiel pure. Travis Kalanick, l’ex capo di Uber, è andato in Texas, e Don Hankey a Las Vegas. Secondo i calcoli di Fortune, solo loro avrebbero versato quasi 27 miliardi di dollari, più di un quarto dell’intero gettito previsto. Page da solo ne avrebbe pagati 13, Brin 12.
Brin non si è limitato a cambiare casa. Ha versato 20 milioni di dollari a un comitato che raccoglie firme per fermare la tassa. E contro la misura si è schierato perfino il governatore democratico Gavin Newsom, che sa benissimo cosa succede a uno Stato quando i suoi contribuenti più ricchi se ne vanno.
New York lo sta già scoprendo. Secondo la Citizens Budget Commission, la quota di milionari residenti nello Stato è scesa dal 12,7% del 2010 all’8,7% del 2022: il calo più forte di tutti gli Stati Uniti. Il conto è di circa 10,7 miliardi di dollari di entrate fiscali perse. E parliamo di una città dove i milionari sono meno dell’1% dei contribuenti, ma versano circa il 37% di tutte le imposte cittadine sul reddito. Dove vanno? In Florida e in Texas, Stati senza imposta statale sul reddito.
Ecco la grande balla. I ricchi che chiedono di pagare di più sono una minoranza rumorosa, utile alle campagne elettorali e ai convegni sulla disuguaglianza. I ricchi veri, quelli che le tasse le dovrebbero pagare davvero, votano con i piedi: prendono l’aereo privato e se ne vanno dove il fisco è più leggero. E a restare col conto in mano sono il ceto medio e i servizi pubblici che quelle tasse avrebbero dovuto finanziare.
Una lezione che vale anche qui. Anche in Italia c’è chi invoca la patrimoniale come la soluzione a tutti i mali. In California e a New York si vede come finisce: i grandi patrimoni si spostano, il gettito promesso evapora e il prelievo ricade su chi non ha un jet per scappare.
Foto: Larry Page e Sergey Brin. Ehud Kenan, CC BY 2.0, via Wikimedia Commons.