Riarmo, guerra, carovita, caro benzina, data center. Alla lista delle rivendicazioni di sabato 24 ottobre mancava solo la lotta contro le mosche. Per una settimana la pagina del Movimento 17 ottobre aveva promesso una mobilitazione permanente ogni sabato e «tre piazze per ogni città», da svelare all’ultimo momento.
La mattina stessa il movimento ha annullato le piazze annunciate e rimandato tutto a indicazioni dell’ultimo minuto. Nel giro di poche ore il suo presunto ideatore, Youssef Siher, 30 anni, attivista pro-Pal, è stato fermato dalla polizia a Milano, accompagnato in questura e indagato per istigazione a delinquere aggravata. Secondo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi «vanta contatti con gli ambienti antagonisti», e nella casa della sua famiglia, nel Bresciano, la Digos ha trovato materiale ritenuto di interesse investigativo. Quello che gli investigatori considerano il regista della pagina è finito così davanti agli inquirenti.
A Milano lo Stato si è presentato con 1.400 agenti, compresi 500 parà della Folgore. Circa 10mila persone hanno sfilato per la città, non sono riuscite a raggiungere piazza Duomo e hanno chiuso la giornata davanti al Politecnico, in piazza Leonardo da Vinci. Qualche manganellata in corso Venezia, e la calma è tornata in fretta. In serata Confcommercio Milano ha potuto scrivere che il vandalismo della settimana precedente «non si è ripetuto».
A Torino gruppetti di giovani incappucciati hanno lanciato sassi, bottiglie e petardi contro gli agenti e hanno improvvisato barricate con il materiale di un cantiere. Idrante e lacrimogeni li hanno respinti verso nord, fino a piazza Baldissera e corso Vigevano, e una breve carica con scudi e manganelli è bastata a sbarrare loro la strada verso via Po. La Questura ha identificato 300 persone. Il presidente della Regione Alberto Cirio li ha liquidati così: «Un manipolo di teppisti, è ora di dire basta». Già la settimana scorsa aveva detto che chi compie quei gesti «è un delinquente».
A Bologna, al lancio di bottiglie e petardi la polizia ha risposto con le cariche in piazza dei Martiri e con un idrante. A Roma un gruppo di giovani è stato bloccato vicino al Colosseo, con momenti di tensione e nessuno scontro.
Il bilancio provvisorio del Dipartimento della Pubblica Sicurezza racconta il resto: 4.292 persone identificate, 371 fermate e portate negli uffici di polizia, di cui 110 minorenni, 9 arresti e 87 denunce. Piantedosi ha riconosciuto che gli agenti «sono riusciti a isolare e contenere i violenti con grande equilibrio e competenza» e ha aggiunto che in Italia «non c’è e non potrà esserci alcuno spazio per chi agisce nell’impunità».
Chi prometteva tre piazze per ogni città ha abbassato la cresta alle prime manganellate. Le piazze segrete sono finite in questura, la pagina che dava gli appuntamenti è finita sotto indagine, e la rivoluzione del sabato si è sciolta in un pomeriggio. Lo aveva detto De Luca: una manganellata tra capo e collo è una lezione che non si dimentica.
Foto: Pampuco, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0