Gli scontri di Milano sono del 17 e 18 ottobre. Il 21 ottobre l’Ansa ha dato la notizia che i carabinieri avevano identificato due minorenni e che il più giovane aveva 11 anni, definendolo «italiano». La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha confermato: «Il più piccolo tra i ragazzi identificato a Milano avrebbe appena 11 anni». Il bambino non è stato arrestato: sotto i 14 anni, in Italia, non si è imputabili.
Da quel momento le versioni non coincidono più. La Capitale News ha scritto che si tratta di «un bambino di undici anni, italiano, figlio di famiglia italiana». Il Giorno lo ha descritto come «figlio di genitori marocchini». Solo il 22 ottobre, cinque giorni dopo gli scontri, è uscito un nome: Repubblica lo ha chiamato Yousef e ha parlato di «origini marocchine». È un presunto nome, perché nessuno dice se sia quello vero. Nessuna di queste testate dice dove sia nato, né se la cittadinanza l’abbia dalla nascita o perché trasmessa da genitori diventati italiani in seguito.
Dalle istituzioni, su di lui, non è arrivato nulla: nessun comunicato della questura, nessuno dei carabinieri. L’unico documento ufficiale sui minorenni coinvolti è la nota congiunta della presidente del Tribunale per i minorenni di Milano, Paola Ortolan, e del procuratore per i minori, Luca Villa, riportata dall’Adnkronos: i minorenni arrestati sono 35, di cui 31 senza precedenti, 25 nati in Italia e tre nati nel 2012, e «nessun minore straniero non accompagnato è stato coinvolto». Quanti dei 25 nati in Italia siano figli di genitori stranieri, la nota non lo dice. L’undicenne, non essendo imputabile, in quei numeri non c’è.
Il contrasto con altre inchieste è evidente. Nel caso della ricina di Pietracatella, Open ha riportato nel dettaglio l’elenco di chat, mail, messaggi social, ricerche sul web e spostamenti che la procura voleva estrarre dal telefono di Alice Di Vita, figlia e sorella delle due vittime, che non è indagata, insieme alle sue conversazioni con undici persone. Nell’inchiesta di Garlasco, come riportato da Libero, sono finite in televisione intercettazioni sulla relazione della madre di Andrea Sempio con un ex vigile del fuoco di Vigevano. Di persone terze, insomma, sappiamo le conversazioni private e perfino le frequentazioni intime. Dei genitori di un bambino di 11 anni finito nei saccheggi non sappiamo nulla, nemmeno la nazionalità. Eppure i genitori sono maggiorenni, e la tutela che la legge riserva al figlio minore non copre le loro responsabilità.
Cinque giorni dopo, quindi, non sappiamo di chi sia figlio un bambino di 11 anni finito nei video dei saccheggi, né se sia italiano di nascita o lo sia diventato, né come si chiami davvero. Sappiamo solo quello che ogni giornale ha scritto, ciascuno in modo diverso. Ed è proprio il dato che serve per capire chi c’era in quella piazza e da quali famiglie arrivava, e per decidere se il problema riguarda le seconde generazioni. Se quel dato non viene comunicato, il dibattito si fa sulle impressioni. Abbiamo un problema.
Foto d’archivio, scontri a Milano del 1° maggio 2015: FEDRA Studio, Wikimedia Commons, CC BY-SA 2.0