Parlando con i giornalisti alla Casa Bianca il 19 ottobre, Donald Trump ha detto, secondo l’Ansa e Sky TG24: «Come in Francia anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione». Ha aggiunto che «Francia e Italia sono paesi peggiori di quello che erano» e che «se l’Europa non chiude i confini è finita». Secondo Sky TG24, Trump ha raccontato di aver detto a Emmanuel Macron di «chiudere le frontiere molto tempo fa» e ha affermato: «Parigi sarà presto una città musulmana».
In Italia le prime ricostruzioni vanno nella stessa direzione. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, come titola Leggo, ha parlato di violenze «inaccettabili da soggetti inediti» e della necessità di un’analisi. A Torino, secondo Il Tempo, Repubblica e La Stampa hanno descritto gli assalitori delle scuole come «ragazzi di seconda generazione» e gli assalti come «preordinati». A Milano, secondo l’Ansa, il 18 ottobre sono state portate in questura 160 persone, l’80% delle quali minorenni, e secondo il live del Fatto Quotidiano tra i 28 arrestati del 17 ottobre in Italia 6 erano stranieri; le cittadinanze dei fermati di Milano non sono state pubblicate, e la cittadinanza non dice nulla sulle origini familiari dei ragazzi nati o cresciuti in Italia. In Francia, secondo Il Post, Jordan Bardella del Rassemblement National ha attribuito le devastazioni alle «popolazioni delinquenti di periferia».
Il tema dell’Islam riguarda la compatibilità con le regole delle società occidentali. Lo studio del sociologo Ruud Koopmans, pubblicato nel gennaio 2015 sul Journal of Ethnic and Migration Studies e riportato dal Church Times, ha confrontato immigrati musulmani di origine turca e marocchina in Europa occidentale con cristiani autoctoni. Ritiene che le regole religiose contino più delle leggi del Paese in cui vivono il 65% dei musulmani, contro il 13% dei cristiani; il 75% pensa che esista un’unica interpretazione valida dei testi sacri, contro il 17%; il 44% condivide tutte e tre le affermazioni fondamentaliste dello studio, contro l’8% dei cristiani. Tra i musulmani fondamentalisti, oltre il 70% rifiuta gli omosessuali come amici, ritiene che degli ebrei non ci si possa fidare e che i Paesi occidentali vogliano distruggere l’Islam.
Se due immigrati musulmani su tre mettono le regole religiose sopra le leggi dello Stato, il nodo della compatibilità con lo stile di vita occidentale, fondato sulla laicità delle leggi, sulla parità tra uomo e donna e sulla libertà individuale, diventa centrale. Resta una domanda: l’Europa può continuare a parlare solo di disagio economico, quando i dati indicano che una parte consistente di chi arriva non riconosce le regole su cui le società occidentali sono costruite?
Foto: Casa Bianca, Wikimedia Commons, pubblico dominio