A Torino si entra in un’elementare con le spranghe, Lo Russo si limita a condannare

Quaranta ragazzi a volto coperto — maschere di carnevale, passamontagna — sfondano una porta e si riversano nella palestra di una scuola elementare. Non è un film, è successo stamattina a Torino: il gruppo entra prima nell’Istituto Sella di via Montecuccoli, poi forza l’accesso alla palestra della vicina Scuola Primaria Ricardi di Netro, dove con le spranghe devasta arredi e attrezzature sportive. Mezz’ora dopo lo stesso branco raggiunge l’istituto Bosso-Monti e sfonda le finestre a colpi di estintore. Un carabiniere viene colpito da una sassata e finisce in ospedale con dieci giorni di prognosi. Un diciassettenne — estraneo a entrambe le scuole — viene arrestato; in totale 27 persone identificate.

Non parliamo di una protesta studentesca degenerata per un eccesso di foga. Parliamo di un commando organizzato, travisato, che ha scelto deliberatamente di colpire anche un edificio frequentato da bambini di sei-dieci anni, in orario scolastico. Questo è il punto che la cronaca istituzionale continua a non voler vedere.

E infatti il sindaco Stefano Lo Russo, interpellato oggi, ha definito l’accaduto “gravissimo” — ma lo ha fatto nella stessa frase in cui ha sentito il bisogno di ricordare che “manifestare e difendere le proprie idee è un diritto fondamentale, che va sempre rispettato e tutelato”. È lo stesso copione di due giorni fa, quando in diretta radio diceva di “capire” la protesta pur condannando i danneggiamenti. Due giorni, due episodi, identica formula: una condanna sempre annacquata nella premessa che la mobilitazione va comunque compresa. Dopo che un commando in maschera ha terrorizzato un’elementare, quella premessa non è più un distinguo politico ragionevole: è un sintomo di gestione inadeguata.

Perché alla fermezza verbale, finora, non ha fatto seguito nessun atto. Nessuna visita annunciata alla Ricardi di Netro, nessun presidio rafforzato davanti alle scuole in vista del corteo studentesco di domani, 16 ottobre, nessuna richiesta pubblica di coordinamento straordinario con la prefettura. Il ministro Valditara, sull’altro fronte politico, ha almeno il merito della chiarezza — “chi distrugge paghi i danni” — anche se pure lì si resta nel campo delle dichiarazioni. Ma a Torino il problema è ancora più diretto: è il sindaco della città, non un ministro romano, a dover rispondere oggi stesso ai genitori della Ricardi di Netro su chi garantirà che domani, durante il corteo, le loro scuole non vengano prese di mira di nuovo.

Capire le ragioni di una protesta studentesca è legittimo. Ma quando la protesta diventa il pretesto per un’incursione organizzata, a volto coperto, dentro la palestra di un’elementare, il sindaco non può continuare a maneggiare la vicenda con lo stesso linguaggio prudente riservato a uno striscione o a un corteo pacifico. È follia pura lasciare che accada una seconda volta per lassismo istituzionale — ed è esattamente il rischio a cui Torino va incontro domani, se da Palazzo Civico arrivano ancora soltanto parole.

Foto: Redazione web – http://www.comune.torino.it, Wikimedia Commons, CC BY 3.0 IT

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