I numeri nazionali sono pesanti: nel 2025 i pronto soccorso italiani hanno registrato 9.641 accessi per l’uso di droga, il 15% in più dell’anno prima, e uno su dieci riguardava minorenni, secondo i dati della Società italiana patologie da dipendenza (SIPaD). Nello stesso periodo sono state identificate 92 nuove sostanze psicoattive. I dati non sono ripartiti per città, ma basta guardare i quartieri per capire dove si consuma il problema.
A Torino la Dora, tra Ponte Mosca e Ponte Bologna, è un caso che si ripete. Nell’aprile 2025 un uomo di 49 anni è stato trovato morto in riva al fiume vicino al Ponte Mosca, quasi certamente per un’overdose. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in circoscrizione ha accusato il Comune di ignorare criticità che denuncia da anni, con pusher e consumatori ogni giorno sulle sponde: è la sua posizione politica, ma il luogo è lo stesso da anni. A Milano il boschetto di Rogoredo doveva essere risolto, ma secondo chi lo frequenta lo spaccio si è solo spostato. A Roma Panorama conta oltre 100 piazze attive, mentre a Napoli i carabinieri descrivono le piazze come rami d’azienda di un sistema più complesso, attive a ogni ora.
Intanto Bologna ha scelto di distribuire pipe sterili ai consumatori di crack. Il Comune ne ha acquistate circa 300, per 3.500 euro, nell’ottica della “riduzione del danno”, estendendo una sperimentazione iniziata prima. A Torino la proposta è del Partito democratico e il centrodestra si è opposto, chiedendo “non un euro regionale” per le pipette.
Le ragioni di chi le difende vanno dette, perché sono dati. Secondo il servizio bolognese, nel progetto pilota con 40 pipe la frequenza del fumo di crack è calata del 50% e sono stati intercettati 32 nuovi consumatori, di cui 16 presi in carico. Anche tra gli esperti ci sono dubbi: Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, la definisce una misura “spot” se non inserita in una strategia complessiva.
A Torino i quartieri contano i vetri rotti. In Barriera di Milano un residente racconta che “ne aprono una a notte” e i danni li paga chi li subisce. In Vanchiglia, in corso Regina Margherita, i ladri hanno mandato in frantumi tutti i finestrini di una Volkswagen in cerca di monetine, e i residenti puntano il dito sul problema spaccio: “C’è un pessimo via vai e questi sono i risultati”. Di recente a Borgo Vittoria sono stati rotti finestrini per rubare oggetti di poco valore. Non esiste un conteggio pubblico di quante auto siano state colpite: è la prima cosa che le istituzioni dovrebbero rendere nota.
Poi c’è la puzza di hashish e marijuana. In molti condomini e in molte strade ormai non si può aprire la finestra senza sentirla. È una molestia che chi sostiene la liberalizzazione non ha mai spiegato: il fumo, a differenza di altre sostanze, ricade su chi sta nei paraggi, anche senza averlo scelto.
Il punto è la priorità. Non si può dire che qualcuno autorizzi lo spaccio, e le forze dell’ordine lavorano. Ma se in città diverse le piazze restano aperte per anni e la risposta più visibile è il kit sterile per chi consuma, chi vive in quei quartieri ha il diritto di chiedersi se si sia scelto di curare gli effetti senza chiudere la causa.