Torino: Roggero in carcere, delinquenti fuori

Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha respinto oggi la richiesta di differimento della pena per Mario Roggero, 72 anni, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo durante l’assalto al suo negozio nell’aprile 2021. Niente sospensione della pena in attesa della decisione di Mattarella sulla grazia, niente domiciliari. La Procura Generale aveva già dato parere contrario. Prossima udienza il 16 settembre, a Milano, su una richiesta identica.

Un uomo di 72 anni, che ha ucciso per difendere la propria vita e il proprio negozio da un’aggressione armata, resta in carcere senza sconti — con un’istanza di grazia pendente al Quirinale e la Procura Generale che si oppone perfino ai domiciliari. Nello stesso Paese, nelle stesse settimane, chi ha aggredito sessualmente una minorenne è tornato libero dopo due sole notti di custodia. Chi ha scassinato un’edicola con una spranga, già scarcerato l’anno precedente per altri reati, è stato rimesso in libertà senza alcuna misura cautelare.

Se davvero il sistema giudiziario italiano non fa distinzioni politiche o ideologiche, come si continua a ripetere, allora qualcuno dovrebbe spiegare perché il rigore assoluto si riserva a chi si è difeso, e la mano leggera a chi ha aggredito. Non è populismo giudiziario chiedere coerenza: è la domanda minima che ci si aspetterebbe da uno Stato che tratta allo stesso modo, davanti alla legge, chi subisce un reato e chi lo commette. Oggi, con Roggero ancora dietro le sbarre a 72 anni, quella domanda resta senza risposta.

Mettiamoli in fila, senza sconti retorici. A Torino, un uomo accusato di violenza sessuale su una tredicenne e su una donna adulta, nell’arco di quaranta minuti, è tornato libero dopo due notti. A Nichelino, un pregiudicato già scarcerato l’anno prima per altri reati è stato sorpreso a scassinare un’edicola con una spranga, e rimesso in libertà senza alcuna misura cautelare. A Crema, chi ha ridotto in fin di vita due sedicenni con un machete di 52 centimetri è stato arrestato solo dopo settimane di indagini. A Padova, un uomo con precedenti multipli ha aggredito un agente di polizia gridando “Allah Akbar” davanti alla stazione. Mario Roggero, 72 anni, che ha ucciso per difendere la propria vita da una rapina a mano armata, resta invece in carcere senza sconti, senza domiciliari, con la Procura Generale schierata contro anche solo un differimento tecnico in attesa della grazia del Presidente della Repubblica. Se qualcuno ha ancora il coraggio di dire che questo sistema non fa preferenze, che lo dica guardando negli occhi chi oggi protegge di più i secondi e non il primo.

di MR Lutzen

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