Il cretinismo no vax

A Palermo una bambina di quattro anni, Anna Rosa Bartolotta, è morta nella notte tra il 19 e il 20 agosto all’ospedale dei Bambini “Di Cristina”. Causa probabile: difterite, una malattia che in Italia non uccideva da decenni grazie alla copertura vaccinale. Lei non era vaccinata. Per scelta dei genitori.

La famiglia vive nel quartiere Zen. La piccola era l’unica femmina tra cinque figli. I genitori hanno raccontato ai medici di aver deciso di non sottoporla alla vaccinazione trivalente perché convinti che l’autismo di un parente fosse stato causato dal vaccino. Una convinzione senza alcun fondamento scientifico, la stessa leggenda circolata per trent’anni a partire da uno studio fraudolento poi ritirato e dal medico che lo firmò radiato dall’albo.

I primi sintomi erano comparsi il 13 agosto: febbre, vomito, inappetenza. In pronto soccorso le era stata diagnosticata una tonsillite e la bambina era stata dimessa, con l’indicazione ai genitori di tornare in caso di peggioramento. Sabato le condizioni sono precipitate: arrivo in condizioni disperate all’ospedale Cervello, intubazione, trasferimento in terapia intensiva pediatrica. I medici hanno tentato l’Ecmo, la circolazione extracorporea, e l’emodialisi per ripulire il sangue dalla tossina difterica. Non è bastato.

«Abbiamo fatto di tutto per salvare la bambina dal momento in cui l’abbiamo presa in carico. Purtroppo non c’è stato l’esito sperato», ha dichiarato il direttore sanitario dell’ospedale Civico, Domenico Cipolla. L’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, ha confermato che sono in corso le analisi per accertare in modo definitivo che si sia trattato di difterite. La Procura di Palermo ha intanto aperto un’inchiesta, disposto il sequestro della salma e l’autopsia, e delegato ai Carabinieri l’acquisizione delle cartelle cliniche per ricostruire l’intera vicenda: dalla correttezza dell’iter ospedaliero fino alle ragioni della mancata vaccinazione, che in Italia è obbligatoria per legge.

Qui si ferma la cronaca e comincia la politica. Perché quello che è successo a questa bambina non è una disgrazia imprevedibile: è la conseguenza diretta e prevista di una scelta. Una scelta protetta per anni da un afflato pseudo-libertario che ha trasformato il rifiuto della scienza in una bandiera identitaria, coccolata da politici che per raccattare qualche voto hanno strizzato l’occhio ai gruppi no vax, da piattaforme social che hanno amplificato la disinformazione senza alcun filtro, da un dibattito pubblico che per anni ha messo sullo stesso piano un’evidenza scientifica consolidata e la superstizione di chi cerca un colpevole comodo per l’autismo di un parente.

Non è un’opinione: è aritmetica. La vaccinazione contro la difterite esiste, funziona, è obbligatoria per legge in Italia dal 2017, e in decenni di copertura vaccinale il paese non registrava un decesso pediatrico per questa causa. Chi ha deciso di sottrarre una figlia a questo obbligo non ha esercitato una libertà: ha imposto un rischio mortale a chi non poteva scegliere. Il cretinismo no vax non uccide soltanto chi lo professa: quando la vittima è un figlio minorenne, la responsabilità cambia di segno e diventa, nei fatti prima ancora che nel diritto, una responsabilità penale da accertare fino in fondo.

L’inchiesta della Procura dirà se ci sono stati anche errori nella gestione ospedalea, dalla diagnosi di tonsillite in poi. Ma questo non cambia il punto di partenza: senza il rifiuto vaccinale, la difterite non avrebbe avuto modo di uccidere nessuno. Ogni volta che la disinformazione sanitaria viene trattata come un’opinione legittima da rispettare, il conto lo paga chi non ha voce in capitolo. Questa volta aveva quattro anni.

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