IL PARADOSSO DI TORINO: PIPE GRATIS AI DROGATI E DISABILI LASCIATI A PIEDI

Mentre Palazzo Civico sposa il “modello Bologna” per la riduzione del danno da crack, i cittadini con disabilità restano intrappolati in una burocrazia che nega il diritto alla mobilità. Una gerarchia delle priorità che offende chi rispetta le regole.

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TORINO – C’è un limite oltre il quale l’azione di un’amministrazione comunale smette di essere politica e diventa una questione di etica pubblica. A Torino quel limite è stato varcato nel momento in cui la Giunta ha deciso di guardare con favore alla distribuzione di pipe per il consumo di crack, seguendo le orme del sindaco bolognese Lepore, mentre contemporaneamente lasciava marcire nei cassetti le richieste di migliaia di disabili in attesa dei buoni taxi.

Il contrasto è stridente e, per certi versi, grottesco. Da una parte abbiamo una macchina comunale solerte nel promuovere la “riduzione del danno” attraverso la fornitura di strumenti per l’assunzione di stupefacenti: una scelta che molti residenti, stanchi del degrado in Barriera di Milano o nei pressi delle stazioni, leggono come una resa incondizionata allo spaccio e al consumo di strada. Dall’altra parte troviamo la realtà documentata da interpellanze consiliari recentissime: un servizio di buoni taxi per persone con grave disabilità motoria o cecità assoluta che è diventato un miraggio.

Le denunce parlano chiaro: criteri ISEE sempre più stringenti e, soprattutto, una paralisi delle commissioni medico-legali che impedisce a chi ne ha diritto di ottenere i voucher necessari per andare a una visita medica o semplicemente per vivere una vita dignitosa. In pratica, se sei un cittadino onesto che convive con una sfortuna fisica, lo Stato ti mette in coda e ti taglia i ponti; se invece sei un consumatore di crack che occupa gli spazi pubblici, lo Stato si preoccupa di fornirti l’accessorio per sballarti in sicurezza.

È questa l’idea di “città inclusiva” del sindaco Lo Russo? Una città dove il pensionato deve pagarsi di tasca propria i farmaci che il sistema sanitario non passa più e dove il disabile resta chiuso in casa perché il taxi è diventato un lusso non assistito, mentre le risorse pubbliche vengono dirottate per assecondare le dipendenze?

Non si tratta di mancanza di solidarietà, ma di un sesquipedale errore di priorità. Un’amministrazione ha il dovere di tutelare innanzitutto chi rispetta il patto sociale. Premiare il degrado con kit gratuiti e punire la fragilità con tagli e burocrazia è il segnale di un naufragio culturale prima ancora che amministrativo. Torino non ha bisogno di nuove pipe, ma di taxi che funzionino per chi non può camminare e di una sanità che non costringa gli anziani a scegliere tra la spesa e le cure.

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